Un appello contro gli attacchi degli imprenditori dell’azzardo a SenzaSlot.it

Questo appello è stato lanciato da DinamoPress.

solidarityAumento considerevole nel medio periodo del numero di slot machine, videolottery e dispositivi analoghi, parallelo incremento di quello dei giocatori, assenza di dati certi sull’effettiva diffusione dei disturbi da gioco d’azzardo patologico, crescita dell’attenzione mediatica, moltiplicazione delle inchieste giudiziarie, infiltrazione (o, più propriamente, colonizzazione) della criminalità organizzata nell’accumulo e nello sfruttamento dei proventi dell’azzardo; l’immaginario collettivo ormai abituato a slogan che invitano a tentare la fortuna, “in fondo basta poco”; l’emergere, da più parti, della richiesta sempre più pressante di una moratoria sull’installazione di nuove slot machine, al fine di evitare l’aggravarsi di una situazione già di per sé allarmante.

Le conseguenze del gioco d’azzardo sono strutturali. Non esiste un capro espiatorio, un feticcio contro cui scaricare le responsabilità, tutte le responsabilità. L’analisi del problema si deve svolgere a più livelli: quello politico-legislativo, quello giudiziario. Soprattutto, quello culturale.

La manifestazione nazionale che si è tenuta sabato 18 maggio scorso a Pavia voleva dire questo. Realtà associative e singole persone, dalle idee e dagli orientamenti più disparati, hanno lavorato per trovare una sintesi condivisa, una proposta comune dalla quale partire per individuare una soluzione, non per additare questo o quell’idolo polemico. Hanno lavorato, ancora, per tentare un’analisi, approfondire, riflettere, interrogarsi su cause e conseguenze, discutere.

Costruire artatamente emergenze facendo leva sulla paura e sull’odio che essa genera, è una pratica frequente nel nostro Paese, un dispositivo che crea consenso attorno a soluzioni tanto semplici all’apparenza quanto inadeguate e controproducenti nella sostanza. E’ la riflessione, appunto, strutturale ad essere bandita dai nostri orizzonti quotidiani, mentre chi la pratica è tacciato d’inutile intellettualismo, di lontananza dai problemi reali.

Nella settimana successiva alla manifestazione, l’associazione che rappresenta gli interessi sindacali degli imprenditori che investono nel gioco d’azzardo legale, Assotrattenimento, componente di Confindustria, ha depositato un esposto contro uno dei promotori di quell’iniziativa, il collettivo che ha dato vita al sito SenzaSlot.it. Questo sito si occupa di monitorare e segnalare gli esercizi commerciali che scelgono di non installare slot machine nei propri locali, rinunciando ad una sicura fonte di lucro per affermare un principio etico. Il Collettivo Senza Slot non ha mai fatto mistero della propria critica al sistema capitalista. Con questa posizione, le persone che lo compongono sono entrate, insieme a chi la pensa in maniera diversa, nel movimento no slot, nell’ottica pluralista che ha caratterizzato i movimenti di opinione più forti ed influenti, da sempre, in ogni dove.

L’esposto stigmatizza questa posizione radicale; mira a tracciare una distinzione tra moderati “buoni” e radicali “cattivi”, all’interno di un movimento unico e multiforme, compatto e plurale. Soprattutto, l’esposto è uno strumento di fortissima pressione quando chi lo propone può contare su mezzi e disponibilità economiche ingenti, mentre chi lo riceve è un gruppo composto da poche persone, con disponibilità e mezzi sproporzionatamente ridotti rispetto alla controparte.

A questo punto, sarebbe troppo semplice invocare la libertà di parola, l’articolo 21 della Costituzione. Non perché non sia un argomento valido, anzi, dovrebbe essere il caposaldo di ogni ragionamento, ma perché ormai lo sentiamo invocare ad ogni piè sospinto, da chiunque, per giustificare le posizioni più becere. Ci troviamo nella situazione paradossale per cui un principio fondamentale viene depotenziato dall’uso frequente ed indiscriminato che se n’è fatto. Serve invece fare leva su un principio ancora più profondo, ancora più basilare per ogni società che voglia essere e non soltanto dirsi democratica: il pluralismo delle idee. Prima ancora della comprensione e del rispetto, è la tolleranza delle convinzioni altrui a fondare ogni ordinamento democratico. E l’Italia, fino a prova contraria, è una repubblica democratica. Lungi da ogni retorica, questo argomento deve essere continuamente riaffermato, perché stiamo assistendo passivamente ad una riduzione degli spazi di discussione, al tentativo di criminalizzare posizioni dissenzienti. Ciò in molti ambiti del dibattito pubblico. In una nemesi orwelliana, le parole vengono svuotate del loro significato e brandite con fare minaccioso: critica, violenza, opposizione, tutte usate come sinonimi e impiegate per svilire chi non condivide il pensiero della maggioranza. Così la dialettica si blocca, senza spazio vitale per potersi sviluppare. Così l’avversario si elimina, invece di convincerlo della bontà di un argomento.

Occorre che l’analisi di un problema (e il gioco d’azzardo, per come ora lo conosciamo, è un grossissimo problema) avvenga nel confronto, persino nel conflitto di idee. La minaccia di risarcimenti milionari, la disparità delle parti sono spettri che impauriscono troppo, che soffocano la comprensione, che fanno vacillare la lucidità. La superiorità economica non deve farsi arma.

Quando non propugnano oppressione, discriminazione, prevaricazione, non esistono idee illegali.

Difendiamo Senza Slot e tutto il movimento no slot.

Primi firmatari:

Luca Casarotti – Osservatorio Antimafie di Pavia

Giorgio Tiraboschi – presidio Libera di Pavia

Domenico “Megu” Chionetti – comunità S. Benedetto al Porto di Genova

Daniela Capitanucci – presidente Alea, presidente onorario ANED

Wu Ming – scrittori

Giuliano Santoro – giornalista

Marco Rovelli – scrittore e musicista

Matteo Miavaldi – giornalista

Alberto Prunetti – scrittore

Elio Germano – attore e musicista

Valerio Mastrandrea – attore

Nuovo Cinema Palazzo

Bestierare – musicisti

Assalto Frontale – musicisti

Per sottoscrivere l’appello: luca.casarotti@winguido.it
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  1. […] quali sono gli stessi che hanno dato solidarietà a noi, quando lo scorso luglio è stato lanciato un appello in nostra difesa. Sappiamo che la loro è una militanza convinta, e non di facciata, al fianco delle attiviste e […]

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