Proibizionismo e antiproibizionismo: due definizioni che rifiutiamo

Se dovessimo fare una classifica delle accuse che abbiamo ricevuto, in testa troveremmo sicuramente questa: “Siete proibizionisti!”.

C’è chi ha un’opposiAlcoolismo - lo batteremo!zione di principio alla proibizione di qualsiasi cosa da parte di una legge statale, e questa posizione è spesso spacciata come posizione di sinistra, magari usando ambiguamente slogan come “Vietato vietare”. Secondo noi l’idea che lo Stato non possa proibire nulla non è un’idea di sinistra: è essenzialmente un’idea liberista. L’antiproibizionismo di matrice liberale, quello per esempio di Emma Bonino, ha poco a che vedere col nostro punto di vista che è radicalmente contrapposto alla “libertà d’impresa” che, ci insegna Marx, è essenzialmente la libertà di una minoranza di asservire la maggioranza col lavoro salariato. Quindi, proibire qualcosa non ci scandalizza; tra gli schiavisti e gli abolizionisti, stiamo con gli abolizionisti. Ci sia consentito di ricordare che la Rivoluzione d’Ottobre, per esempio, depenalizzò totalmente il possesso di droghe e di alcool, ma ne regolamentò duramente la produzione arrivando a bandire la vodka durante la Guerra Civile (1921-1923). “La roba e le spade” furono usate negli anni Ottanta per dare il colpo di grazia ai movimenti di lotta e di liberazione e noi non dimentichiamo l’inchiesta di Fausto e Iaio sui legami tra la destra milanese e lo spaccio di eroina e cocaina.

Tuttavia, la nostra proposta di lotta alla piaga sociale del gioco d’azzardo va qualificata, perché esiste anche un’obiezione ragionata e consapevole al proibizionismo: si basa sull’osservazione che (perlomeno in questa società) se viene proibita l’offerta di qualcosa per cui esiste una domanda, si creerà un mercato clandestino, in genere dominato dagli oligopoli criminali. Messa in questi termini, la scelta sembra essere tra capitalismo legale e capitalismo mafioso. Sono argomentazioni di questo genere che vengono utilizzate da Confindustria per giustificare il suo interessato appoggio al gioco d’azzardo liberalizzato.

Noi rifiutiamo la falsa scelta tra capitalismo legale e capitalismo mafioso. In primo luogo, questa distinzione è spesso arbitraria; varie inchieste, per esempio quella di Nadia Toffa per “le Iene”, hanno dimostrato come le mafie sappiano sfruttare benissimo anche il mercato legale del gioco d’azzardo. La questione ci interessa fortemente perché la nostra battaglia contro le slot machine vuole anche essere una lotta contro la mafia e parte da Pavia proprio in quanto riteniamo la nostra città ormai sottoposta al controllo economico e politico della ‘ndrangheta calabro-lombarda. In secondo luogo, esiste una terza via tra liberalizzazione e proibizionismo, ovvero la legalizzazione controllata. Questa è una posizione che sappiamo essere condivisa da una larga parte di chi da posizioni laiche e progressiste si oppone alle macchinette e al proliferare del gioco d’azzardo.

In sostanza cosa proponiamo?

  1. Mettere al bando tutte le occasioni di lucro privato sul gioco d’azzardo liberalizzato, a partire dalla cacciata delle macchinette da bar e altri locali pubblici ad accesso libero. Questo implica naturalmente il ritiro delle concessioni ai privati, sferrando un colpo durissimo alla potente lobby delle macchinette.
  2. Riformare radicalmente il gioco d’azzardo sotto controllo statale, inclusi Gratta e Vinci, Superenalotto e simili, intervenendo in modo che non siano una fonte di guadagno per le casse statali e soprattutto che il consumo di questi prodotti non sia favorito dallo Stato con la pubblicità e vergognose campagne propagandistiche (“Ti piace vincere facile?” ecc.). Rompere la dipendenza delle casse statali dal gioco d’azzardo è necessario quanto rompere la dipendenza dei singoli individui dalle macchinette.
  3. Trasformare le sale slot private in sale slot statali (chiudendone contestualmente la maggior parte). In questi “casinò pubblici” dovrebbero essere collocate macchinette particolari, molto lente e con un pay-out elevatissimo in modo da attuare politiche di riduzione del danno. L’erogazione del gioco d’azzardo sarebbe controllata e fortemente regolamentata e non avrebbe le caratteristiche di “trappola” che ha oggi (luci soffuse, superalcoolici gratuiti, rumori frastornanti, “sospensione dello scorrere del tempo”). Le sale slot pubbliche non avrebbero fini di lucro e lavorerebbero in stretta connessione con il servizio sanitario nazionale con l’obiettivo di strappare i giocatori patologici dal loro vizio autodistruttivo.

Per questi motivi abbiamo lavorato affinché il primo punto della manifestazione del 18 maggio 2013 fosse “Vogliamo abolire il gioco d’azzardo liberalizzato”. Crediamo che non sia una posizione semplicistica, né opportunista. Ovviamente siamo consapevoli che questo è solo un aspetto secondario del capitalismo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Collettivo Senza Slot

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8 commenti su “Proibizionismo e antiproibizionismo: due definizioni che rifiutiamo
  1. Nanni Cerina scrive:

    Per quello che mi riguarda, proibizionismo è una parola che non rientra in quelle del mio vocabolario. Io sono contro i gioco d’azzardo, di qualunque tipologia e di qualsiasi entità. Ma parto dal principio che ognuno è libero, per sua scelta, di fare ciò che ritiene opportuno fare, purchè non venga a ledere i diritti altrui, in primo luogo quelli della famiglia che si è impegnato a sostenere. Ne consegue che un solo centesimo speso per l’azzardo è una risorsa in meno per la famiglia. Io svolgo la mia opera, in contrasto col gioco d’azzardo (ma è giusto chiamarlo gioco?), semplicemente per informare il mio prossimo delle reali possibilità di vincita, dei rischi che corre “giocando”, delle conseguenze che il gioco può arrecare. In poche parole , faccio opera di sensibilizzazione. Mi sarebbe piaciuto essere presente alla manifestazione, ma il mare….Auguro a tutto il Collettivo un buon o e proficuo lavoro.

  2. Marco scrive:

    Forse un modo ulteriore per spiegare l’argomento contro le slot machine, e difenderlo dall’accusa di proibizionismo (o di paternalismo) è di considerare le diverse posizioni coinvolte, e ‘a chi’ viene rivolta la proibizione: il problema non è proibire alle persone di giocare d’azzardo, sulla base di un argomento che dice “sei troppo stupido per capire che ti stanno fregando”, quanto piuttosto proibire a quelli che gestiscono il gioco d’azzardo di ‘sfruttare’ le persone che giocano, sulla base di un argomento che dice “ci sono alcune cose che non possiamo fare agli altri, neanche con il loro consenso”. Tra l’altro, mi pare che molti degli argomenti contro la schiavitù o la prostituzione abbiano la stessa struttura.

  3. nrunib scrive:

    Allora perchè non chiudere le borse, visto i danni finanziari che hanno fatto.
    è condivisibile il pensiero di Debora Serracchiani, quando nel ruolo di eurodeputata affermò “La libertà personale degli adulti di praticare le forme di svago legali preferite non dovrebbe essere mai messa in discussione, e un atteggiamento proibizionista può funzionare come affermazione di principio, ma mostra i suoi limiti nell’applicazione pratica. Il legislatore, senza abdicare al suo ruolo e responsabilità, deve dare le regole affinché sia chiaro e ragionevole il campo della legalità, e preferibile a quello dell’illegalità. Il compito del legislatore, nazionale ed europeo, è quello di trovare gli strumenti migliori per mantenere l’equilibrio tra contrasto dell’illegalità e disegno di una corretta cornice normativa che tuteli i consumatori”.
    Restii a riconoscere i veri diritti civili del cittadino, i mass media si mostrano spesso allineati al pensiero dei cosiddetti “protettori”.

  4. brunib scrive:

    errore nome

  5. mauro scrive:

    Caro Bruni (o “nrunib”),
    ti avevo già detto di smetterla di spammare di commenti il nostro sito. Sappiamo chi sei: uno che lucra sulle macchinette mangiasoldi. Questo rende poco credibili le tue affermazioni, perché è chiaro che scrivi per interesse individuale e non per il bene della collettività.
    Ad ogni modo, non ci piace il PD (il decreto che liberalizzò l’azzardo si chiama decreto Bersani!) e non ci piace la Serracchiani. Alla tua domanda “Perché non chiudere le Borse?” ti rispondo che sarebbe un’ottima cosa chiudere le Borse! Noi stiamo con quelli di Occupy Wall Street. Tu stai con i pescecani della finanza: non ne dubitavamo.
    Ciao ciao.

  6. Carmelo Desideri scrive:

    Era qualche giorno che volevo visitare questo sito, dopo che lo avevo visto citato su più giornali. Complimenti! Vi occupate di un tema controverso e lo fate prendendendo posizioni nette e pure scomode.

    Detto questo penso che sia da approfondire la posizione espressa su come regolereste il gioco d’azzardo.

    Perché il gioco o fa male o non fa male. Se fa male non è che se la proprietà di una sala slot fosse pubblica il gioco farebbe meno male. Non vale il discorso di una diversa modalità di commercializzazione del gioco (diciamo per semplicità un gioco più lento di quello attuale) a risolvere il problema, perché questa modalità, se risolutiva, potrebbe essere applicata anche alle slot gestite da privati.

    E poi su quale base siamo in grado di imporre uno stile di vita ad altre persone? Perché vogliamo limitare il consumo di slot e non di quello del tabacco o dell’alcool?

    Insomma la vostra proposta se non proibizionista almeno para proibizionista lo sembra.
    Comunque, anche se non condivido il merito di questa proposta rinnovo i complimenti per il sito che avete aperto

    • mauro scrive:

      Ciao Carmelo,
      queste sono osservazioni interessanti seppure critiche verso la nostra posizione. Vorrei prima lasciare che si sviluppasse un po’ il dibattito, vedere cosa rispondono gli altri frequentatori del blog, e poi dirti la nostra opinione.
      Grazie del contributo.

  7. mauro scrive:

    “Se fa male non è che se la proprietà di una sala slot fosse pubblica il gioco farebbe meno male.”

    Se qualcuno ha interesse a fare in modo che ti faccia male, troverà il modo di renderlo più nocivo possibile. Questo è il problema. Il punto è che mentre il privato può agire solo per scopo di lucro, il pubblico può anche agire in perdita o in pareggio. Siamo d’accordo che il gioco d’azzardo statale a scopo di lucro (ossia, per fare cassa) tende a riprodurre le stesse dinamiche del gioco d’azzardo privatizzato. Secondo noi le sale gioco statali dovrebbero essere costitutivamente senza scopo di lucro.

    “questa modalità, se risolutiva, potrebbe essere applicata anche alle slot gestite da privati”

    No, perché i privati non agiscono senza scopo di lucro. Inoltre, non ci fidiamo dei privati che sistematicamente violano le regole se hanno interesse a farlo.

    “E poi su quale base siamo in grado di imporre uno stile di vita ad altre persone? Perché vogliamo limitare il consumo di slot e non di quello del tabacco o dell’alcool?”

    La collettività si impegna sistematicamente per limitare il consumo del tabacco e dell’alcool, e abbiamo sempre detto che consideriamo questa questione analoga alla lotta all’alcoolismo. Una differenza significativa rispetto alle droghe ricreative (tra cui va annoverato anche l’alcool), tuttavia, è che qua c’è dipendenza senza ricreazione. Crediamo che il gioco d’azzardo “industriale” non sia divertente neanche per i giocatori “fisiologici”, figuriamoci per quelli patologici. Giocare a tombola coi parenti, che tecnicamente è giocare d’azzardo, è un caso di azzardo ricreativo che non combattiamo, così come non combattiamo una birra tra amici (anzi, combattiamo chi vuole impedirla, come Erdogan in Turchia). La cultura, la socialità, il divertimento collettivo fanno la differenza.

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